Arte Tag: differenza

GIORGIA DE SANTI

La mia pratica performativa si sviluppa a partire dalla necessità di lavorare con la complessità e le differenze di corpi e identità. Mi riconosco come collocat* negli interstizi delle definizioni di genere, negli spazi-gap liminali creati da ogni tentativo di categorizzazione. Sono particolarmente interessat* allo stato di transizione (di genere) permanente, come possibilità di ricerca, movimento e cambiamento perenne. Cerco di lavorare con umiltà con possibilità non binarie di genere; attraverso attivismo e performance.

EVA MAYA

EVA MAYA E’ UNA CARTOGRAFA DELL’ANIMO UMANO: LA SUA RICERCA PARTE DALL’INCONTRO CON L’ALTRO. ATTRAVERSO L’OSSERVAZIONE PARTECIPANTE, TECNICA ANTROPOLOGICA GRAZIE ALLA QUALE L’ARTISTA ENTRA IN PROFONDO CONTATTO CON DIVERSE CATEGORIE UMANE, HA LA POSSIBILITA’ DI INDAGARE PARTI IDENTITARIE ARCHETIPICHE QUALI IL FEMMINILE, IL MASCHILE, IL DESIDERIO EROTICO, IL POTERE, IL SUCCESSO. IN QUESTO MODO L’IDENTITA’ DIVENTA UN CALEIDOSCOPIO DI SIGNIFICATI ESPLORABILI: “I WOULD SUGGEST THE POSSIBILITY TO BE MORE”

I Figli di Marla

I FIGLI DI MARLA è una filosofia, un modo di stare in scena, un modo di vivere e sentire, una disciplina per corpo ed emozioni, un controllo consapevole della nostra energia, una religione per il performer, i figli di marla sono figli del mondo.

Loredana Denicola

Loredana Denicola è una fotografa documentarista e vive a Londra. Il suo rapporto con la fotografia nasce dal desiderio di cambiamento e dall’esigenza di una evoluzione personale che parte dalla scoperta della propria ‘struttura psicologica’, e poi di  comprensione e distruzione della stessa usando il proprio lavoro artistico come potente mezzo di autoanalisi. Sotto questo aspetto il suo progetto, “I am your mirror” è esplicitamente rappresentativo di questo processo nel quale, instaurando un rapporto di intimità con dei perfetti estranei, trovati su Internet, Loredana usa la fotografia per mettere a nudo alcune tra le pulsioni più nascoste e soppresse di entrambi, sbarazzandosi temporaneamente di quegli schemi comportamentali che ci rendono come degli automi che recitano dei ruoli che non ci appartengono per essere accettati dalla società. Il risultato? Un attacco frontale all’identità che può aprire molte porte ma anche lasciare profondamente disturbati proprio come fissarsi allo specchio e chiedersi: chi siamo veramente?