{"id":67,"date":"2015-01-30T12:41:12","date_gmt":"2015-01-30T12:41:12","guid":{"rendered":"https:\/\/aqidevstg.wpengine.com?page_id=67"},"modified":"2018-09-17T12:20:07","modified_gmt":"2018-09-17T11:20:07","slug":"queer","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/aqinew.cuntemporary.org\/en\/about\/queer\/","title":{"rendered":"Queer?"},"content":{"rendered":"<blockquote><p>Che cosa significa queer? Questo contributo vuole ripercorrere succintamente l\u2019origine, le evoluzioni e gli utilizzi del queer in tre ambiti distinti ma fortemente connessi: teoria, arte e attivismo. Inoltre, vuole indagare come il concetto queer, proveniente da una cultura anglo-americana, possa trovare uso nel contesto storico e geo-politico Italiano e in che modo questo risponda e\/o reagisca a quest\u2019idea.<\/p><\/blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"text-full-width\" src=\"https:\/\/aqinew.cuntemporary.org\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Queer_1.jpg\" alt=\"Queer?\" width=\"727\" height=\"960\" \/><\/p>\n<h2>Che origine ha il termine queer?<\/h2>\n<p>Etimologicamente, le radici del termine inglese <em>queer<\/em> possono essere rintracciate nel tedesco <em>quer<\/em>, a sua volta derivante dal latino <em>torquere<\/em>: il significato originario corrisponde quindi a \u201cdiagonale, obliquo\u201d e si oppone perci\u00f2 a quel che si presenta come \u201cdritto\u201d (in inglese <em>straight<\/em>). Nel XVI secolo viene utilizzato come aggettivo indicante una persona dallo stile di vita eccentrico, con il significato di \u201cstrano, inusuale, deviato, perverso\u201d. Nel XIX secolo, l\u2019aggettivo assume infine un&#8217;accezione denigratoria, divenendo un insulto rivolto alle persone omosessuali, soprattutto di sesso maschile, traducibile in italiano con \u201cchecca\u201d o \u201cfrocio\u201d.<\/p>\n<p>Tra la seconda met\u00e0 degli anni \u201880 e gli inizi degli anni \u201990 (nel periodo della crisi dell\u2019AIDS), negli Stati Uniti la parola queer venne ulteriormente ridefinita, diventando uno strumento di autodeterminazione. Oggi chi si auto-definisce queer si presenta come soggetto eccentrico, che senza cercare di redimere la propria abiezione rivendica la libert\u00e0 di praticare sesso e genere al di fuori delle norme della morale tradizionale.<\/p>\n<p>La riappropriazione della parola queer avvenne allo stesso tempo ad opera dell\u2019attivismo politico e della teoria accademica, con lo scopo di mettere in discussione non solo discorsi patriarcali ed eteronormativi, ma anche le tendenze assimilazioniste di alcuni movimenti gay e lesbici. A essere contestata \u00e8 stata in particolare una concezione rigidamente binaria dell\u2019identit\u00e0 sessuale, incapace di cogliere le sfumature esistenti tra il maschile e il femminile e le fluttuazioni del desiderio possibili tra eterosessualit\u00e0 e omosessualit\u00e0.<\/p>\n<h2>Termine ombrello<\/h2>\n<p>Da quando \u00e8 entrato in uso, il termine queer \u00e8 stato un termine fluttuante, ma non per questo privo di significati contestualmente condivisi. Se, da un lato, la portata rivoluzionaria delle prospettive teoriche queer ha corroso dall\u2019interno categorie d\u2019identit\u00e0 stabili, dall\u2019altro, il ricorso al queer come aggettivo per pratiche di militanza radicali diviene sempre pi\u00f9 potente e diffuso.<\/p>\n<p>Queer pu\u00f2 essere oggi considerato un \u201ctermine ombrello\u201d rivolto a tutte le sessualit\u00e0 considerate dissidenti, a quelle soggettivit\u00e0 le cui pratiche sociali e di pensiero si discostano da quelle convenzionali, e a quelle il cui genere si situa al di fuori del consueto ordine d\u2019intelligibilit\u00e0. Il termine queer \u00e8 stato per questo riabilitato da e per tutt* coloro che si oppongono a una socialit\u00e0 eteronormativa e normalizzata (come gay, lesbiche, bisessuali, intersessuali, transessuali e transgender, soggetti BDSM e kinky, persone asessuali o poliamorose).<\/p>\n<p>Nonostante il termine queer sia inclusivo di diverse soggettivit\u00e0 legate al sesso, al genere e all\u2019orientamento sessuale, esso apre quindi a un ulteriore sguardo critico verso qualsiasi altra categoria identitaria stabile. L&#8217;azione politica queer si basa infatti su <em>alleanze identificative<\/em>, piuttosto che su <em>identificazioni imposte<\/em> e s\u2019interseca con altri assi di oppressione oltre a quelli legati a sesso, genere e orientamento sessuale, come &#8211; tra gli altri &#8211; l\u2019etnicit\u00e0, la nazionalit\u00e0, la classe sociale, la disabilit\u00e0, la malattia o l\u2019et\u00e0.<\/p>\n<p>Forte \u00e8, ad esempio, la critica corrosiva rivolta all\u2019assimilazione di soggetti gay, lesbiche e trans* in logiche neo-liberaliste che focalizzano i propri obiettivi sul raggiungimento di libert\u00e0 individuali (come matrimonio, adozione, inclusione nelle forze armate o in circuiti commerciali gay) piuttosto che la messa in discussione di oppressioni sistemiche razzializzate, sessualizzate e di classe.<\/p>\n<p>Questo uso di queer come termine ombrello ha assunto particolare rilevanza nell\u2019attivismo italiano degli ultimi anni. Alcuni gruppi radicali contestano per\u00f2 che, non venendo tradotto, esso perda la violenza semantica che lo caratterizza in contesto anglofono. Per questo si sceglie talvolta di utilizzare al suo posto lemmi analoghi della lingua italiana: non soltanto \u201cfrocio\/frocia\u201d, ma anche \u201cputtana\u201d.<\/p>\n<h2>Teorie queer<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"text-full-width\" src=\"https:\/\/aqinew.cuntemporary.org\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Queer_2.jpg\" alt=\"Queer?\" width=\"727\" height=\"960\" \/><br \/>\nNei primi anni Novanta il termine queer entra in maniera pervasiva nel mondo accademico, diventando anche teoria e moltiplicando il suo uso in diversi ambiti di ricerca.<\/p>\n<p>Un cambio di prospettiva della <em>queer theory <\/em>rispetto ai <em>gay and lesbian studies <\/em>\u00e8 in parte attribuibile all&#8217;influenza del post-strutturalismo e al decostruzionismo francese, sviluppatisi fin dagli anni \u201960 e \u201970 in particolare con Jacques Derrida, Michel Foucault e Gilles Deleuze. Nel corso degli anni Ottanta, il decostruzionismo s\u2019insinua nei <em>gender studies<\/em>, e pi\u00f9 in generale nei c<em>ultural studies<\/em>, sostenendo la tesi che ogni identit\u00e0 \u00e8 il risultato di una costruzione socio-culturale e non un dato di natura. Fondamentale in questo senso \u00e8 il pensiero di Michel Foucault che, ne <em>La volont\u00e0 di sapere<\/em> (1976), sostiene che il potere, pi\u00f9 che reprimere, produce tanto le identit\u00e0 maggioritarie quanto quelle minoritarie, devianti o perverse. Secondo le sue tesi, non esistono pertanto soggetti \u201cpuri\u201d, non compromessi con i dispositivi normativi del potere che li definiscono; proprio per questo, ogni soggettivit\u00e0 pu\u00f2 opporre resistenza a tali dispositivi.<\/p>\n<p>Le tesi di Foucault furono riprese nei primi anni \u201990 da Judith Butler, Eve Kosofsky-Sedgwick e Teresa de Lauretis, considerate le iniziatrici delle teorie queer (il termine queer theory fu coniato dalla terza autrice, in una celebre conferenza tenutasi all\u2019Universit\u00e0 di Santa Cruz nel 1991).<\/p>\n<p>Da allora, il concetto di queer lavora come strumento concettuale attraverso la riflessione sul genere e sessualit\u00e0, in diversi campi di ricerca. Durante tutti gli anni \u201990, sino ad oggi, la teoria queer ha continuato a moltiplicare gli ambiti in cui agisce in modo interdisciplinare e intersezionale. Il pensiero queer funziona perci\u00f2 come metodologia che complica e destabilizza i binarismi presenti in varie discipline accademiche. Non solo quelli strettamente legati a sessualit\u00e0 e genere (maschile\/femminile, etero\/omosessuale), ma anche binarismi quali natura\/cultura, umano\/macchina, umano\/animale, bianco\/nero, abile\/disabile e altri ancora.<\/p>\n<p>Queer come metodologia, dunque, apre una serie di domande su ci\u00f2 che \u00e8 costruito come normale, su come questa normalit\u00e0 venga ad esistere e su chi \u00e8 esclusa o oppresso da queste nozioni di norma. Gli studi <em>queer of color<\/em> rivendicano una risposta critica alla prospettiva bianca, euro\/anglo-centrica, delle teorie queer e all\u2019eterocentrismo degli studi etnici<em>. <\/em>Queste prospettive geopolitiche ed epistemologiche escluse dalle narrative dominanti danno rilievo alle intersezioni tra genere, sessualit\u00e0 e razza. Queste prospettive\u00a0interrogano dunque cosa gli studi queer abbiano da dire su migrazioni, nazionalismi, accesso alla cittadinanza, post-colonialit\u00e0, imperialismo, militarizzazione, globalizzazione, diritti umani, carceri, neoliberismo, terrorismo e altro ancora.<\/p>\n<p>Gli ultimi anni hanno visto il diffondersi delle teorie queer \u201cantisociali\u201d, delle quali Lee Edelman e Leo Bersani sono figure chiave. Le teorie antisociali rivolgono la loro riflessione al \u201cqui ed ora\u201d, negando il futuro e non agendo nella prospettiva di costruirne uno diverso da quello attuale. Le teorie precedenti prospettavano invece la possibilit\u00e0 per il soggetto di sottrarsi (anche se mai completamente) al potere, cercando di costruire nuove modalit\u00e0 di relazione, nuovi piaceri e nuove identit\u00e0. La forte base psicanalitica del pensiero antisociale interpreta la sessualit\u00e0 non come risultato dei discorsi normativi descritti da Foucault, ma come pulsione del soggetto che non pu\u00f2 essere storicamente determinata. Una pulsione che, soprattutto nel caso dell\u2019omosessualit\u00e0, \u00e8 stata connotata negativamente per la sua improduttivit\u00e0 e infertilit\u00e0, fortemente connessa al piacere anale e orale. Una critica fondamentale \u2013 seppur discussa \u2013 \u00e8 mossa da queste teorie all&#8217;omonormativit\u00e0 e alla retorica del familismo gay, con l\u2019invito a liberarci del futurismo riproduttivo. L&#8217;invito delle teorie antisociali \u00e8 quello di non cercare di assomigliare il pi\u00f9 possibile alla famiglia eterosessuale, ma di rivendicare la propria autonomia rispetto a modelli e strutture sociali riproduttive dello Stato-Famiglia.<\/p>\n<p>In parallelo alle teorie antisociali, altr* studios* queer come Sarah Ahmed, Lauren Bertlant, Patricia Ticineto Clough, Ann Cvetkovich e Heather Love parlano invece di affettivit\u00e0 (o \u201cteorie degli affetti\u201d), basandosi in parte sugli studi psicanalitici, fenomenologici e femministi. Le teorie degli affetti riproducono un sistema di scambio emozionale (o una microeconomia affettiva) che traccia identificazioni, desideri e passioni tra corpi, oggetti e memorie. Questi scambi ristrutturano\/riparano l\u2019incontro con il passato, il trauma e la memoria, in modo da aprire nuove possibilit\u00e0 al futuro. Alcuni temi toccati sono: affettivit\u00e0 ed espressione estetica, temporalit\u00e0, corporalit\u00e0, relazionalit\u00e0 e comunit\u00e0, epistemologia, creativit\u00e0, affermazione, autodeterminazione e critica alla concezione normativa di felicit\u00e0.<\/p>\n<p>Gli sviluppi e le declinazioni del pensiero queer sono quindi molteplici, tanto che si rende necessario parlare di teorie queer al plurale.<\/p>\n<p>Nell\u2019ultimo decennio, il pensiero queer ha avuto diffusione anche in Italia, in particolare grazie al lavoro di Elisa Arfini, Lorenzo Bernini, Liana Borghi, e Marco Pustianaz. Oltre al lavoro di critica e traduzione dei maggiori testi queer stranieri, fondamentale \u00e8 stato e continua ad essere l\u2019uso di queste prospettive dentro e fuori il mondo accademico italiano da parte di un numero crescente di ricercatrici\/ricercatori che indagano il contesto sociale e politico italiano e la sua diaspora.<\/p>\n<h2>Che cosa produce il queer in arte?<\/h2>\n<p>Recenti dibattiti hanno messo in discussione l\u2019assunto che l\u2019arte queer sia comparsa solo negli ultimi decenni, e suggeriscono invece che l\u2019intera storia dell\u2019arte possa essere riscoperta in chiave queer. Sebbene questa non sia una posizione universalmente condivisa, oggi sempre pi\u00f9 istituzioni e musei (in particolare in ambito anglosassone) dedicano eventi speciali, mostre o interi dipartimenti all\u2019arte queer e alla rilettura queer delle proprie collezioni.<\/p>\n<p>Queer in senso stretto sono quelle recenti realizzazioni artistiche che intersecano l\u2019attivismo di genere, la politica dei corpi difformi, l\u2019espressione di soggettivit\u00e0 devianti e la narrazione\/rappresentazione di storie fino ad ora non raccontate, perch\u00e9 potenzialmente pericolose e sovversive. Nella sua originalit\u00e0, l\u2019arte queer s\u2019iscrive in una storia che la precede.<\/p>\n<p>Dalla fine della seconda guerra mondiale, altre pratiche artistiche dissidenti hanno infatti preso corpo per dare visibilit\u00e0 a soggettivit\u00e0, esperienze, narrazioni considerate ai limiti della rappresentazione dal sistema dell\u2019arte <em>mainstream <\/em>e \u201cufficiale\u201d. Questo processo si \u00e8 alimentato di quanto \u00e8 avvenuto fuori dal mercato dell\u2019arte, nei tessuti sociali, politici e di pensiero: dai movimenti per i diritti dei neri e di liberazione sessuale negli anni \u201860 e nel corso dei decenni successivi, il punk, le culture underground, o il <em>post-human<\/em> dagli anni \u201990. Fondamentale \u00e8 la critica rivolta dagli studi femministi, gay, lesbici e post-coloniali all\u2019egemonia di un\u2019arte intesa come prodotto di artisti uomini, bianchi, borghesi ed eterosessuali. Ad essa viene contrapposta una lettura anti-egemonica, offrendo prospettive previamente considerate subalterne, sfruttate, abiette \u2013 come quella della donna, del frocio, della colonizzata. L\u2019arte queer rinnova questa tradizione, sessualizzando, corporeizzando, tecnologicizzando ulteriormente l\u2019arte: l\u2019ano come nuovo centro conoscitivo-perverso che sovverte il binarismo di genere e la conformit\u00e0 eterosessuale dei corpi, la protesi come dispositivo tecnologico volto all\u2019ampliamento del concetto di piacere, la post-pornografia e il \u201cpornoterrorismo\u201d come atti di sabotaggio dei modelli sociali, della morale e dei ruoli precostituiti, la performance estrema che indaga i limiti del corpo attraverso tatuaggi e perforazioni della pelle, la rappresentazione visiva ed emotiva di psicologie sommerse attraverso disegno, installazione, danza e altre possibili tecniche.<\/p>\n<h2>Queer in Italia<\/h2>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"text-full-width\" src=\"https:\/\/aqinew.cuntemporary.org\/wp-content\/uploads\/2015\/03\/Queer_3.jpg\" alt=\"Queer?\" width=\"727\" height=\"960\" \/><br \/>\nIl queer \u00e8 quindi un fenomeno complesso, dai caratteri transnazionali: se non si vuole farne uno strumento d\u2019imperialismo culturale, occorre ridefinirlo in relazione al contesto. In Italia, la parola queer \u00e8 entrata solo di recente nell\u2019uso del vocabolario italiano, ma non senza contraddizioni. \u00c8 possibile infatti rintracciare la presenza di pratiche queer nel Belpaese ancor prima che il termine fosse importato dal mondo anglosassone: l\u2019analisi dell\u2019esperienza delle minoranze sessuali italiane scompagina la linearit\u00e0 storiografica, risignificando il concetto di queer.<\/p>\n<p>Che cosa accade dunque al queer nel paese-culla del cattolicesimo, come interagisce con la cosiddetta sessualit\u00e0 mediterranea? Come si mescola con i fenomeni locali e le narrazioni tradizionali? Si consideri, ad esempio, il fenomeno dei \u201cfemminielli\u201d napoletani, proto-transgender che sovvertono il binarismo di genere e che, non sempre marginalizzat*, erano spesso perfettamente integrat* nella societ\u00e0 partenopea. Possiamo parlarne come di una soggettivit\u00e0 queer? E ancora: nell\u2019Ottocento, l\u2019Italia \u2013 e in particolare il Sud &#8211; \u00e8 stata meta di pellegrinaggi da parte di viaggiatori dal Nord Europa alla ricerca di un esotismo omo-sensuale nei corpi dei giovani mediterranei. Si \u00e8 trattato forse di un\u2019esperienza queer?<\/p>\n<p>E quali strumenti ci ha fornito il movimento LGBT italiano dagli anni \u201870 in poi per comprendere il queer oggi? In che modo hanno influenzato il pensiero queer contemporaneo la diffusione delle riviste, le serate, i luoghi di <em>cruising<\/em>, i movimenti identitari (come i <em>bear<\/em> o il separatismo lesbico), le singole figure emblematiche come Carla Lonzi, Mario Mieli, Gi\u00f2 Stajano e Porpora Marcasciano? Singoli, collettivi, associazioni, gruppi politici, lotte per i diritti e lotte contro lo stigma dell\u2019HIV avevano gi\u00e0 realizzato esperienze queer in Italia?<\/p>\n<p>Il progetto Archivio Queer Italia nasce non per rispondere a queste domande, ma per iniziare a porle. Per raccogliere le voci di quant* &#8211; attivist*, teoric* e artist* &#8211; nel contesto italiano si interrogano sull\u2019esclusione, la marginalit\u00e0 e la devianza sessuale non in un\u2019ottica emancipazionista e integrazionista, ma per farne strumento di provocazione e liberazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa significa queer? Questo contributo vuole ripercorrere succintamente l\u2019origine, le evoluzioni e gli utilizzi del queer in tre ambiti distinti ma fortemente connessi: teoria, arte e attivismo. 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