Arte Tag: femminilità

Ella Bottom Rouge/ Anti Diva

Super femmina, scopro il burlesque dopo anni di teatro fisico. Il mio è un passaggio, un
anti-canone, una liberazione dagli stereotipi. Dentro e fuori il mondo patinato e super
femminile del burlesque c’è anche un altro ambito. Femminile si, glamour, si, ma anche
tanto, terribilmente queer. ……………………………………………

Super femme, I discovered burlesque after years working in theatrical productions.
My character is an anti-canon transition, it’s breaking free the strereotypes.
Inside and outside the glossy and hyper feminine burlesque world there’s another side.
Which is femme, glam and queer as hell.

Silvia De Gennaro

Il tema di riflessione attorno a cui ruotano i miei lavori è la condizione umana: dalla sua eterna ricerca della spiritualità alla sua attuale condizione sociale. Nelle mie opere  analizzo, spesso con sguardo ironico, l’impatto dei media sull’uomo contemporaneo; i falsi miti, la mancanza di speranza ed ideali.

Rambelli e Bigi

’29 our circled world’ è un progetto di Silvia Bigi e Laura Rambelli, nato dall’idea che la femminilità e lo spazio delle donne di oggi abbiano bisogno di essere ri-trovati cercando una nuova direzione. I combattimenti degli anni ‘70 hanno contribuito a dare importanti diritti sociali, beni materiali e spazio alle donne, ma allo stesso tempo hanno creato una grande distanza nei confronti della loro vera natura. Donne e uomini sono diversi. Questa diversità è vissuta profondamente nei nostri corpi, nella nostra vita circolare, nelle nostre trasformazioni, biologiche e mentali. É arrivato il momento di accettare la nostra diversità, che in realtà è proprio la nostra forza, la reale natura, l’origine dell’amore: uomini e donne sono complementari. 29 rappresenta un primo tessello nella creazione di nuove forme di espressione che rinunciano a combattere in nome di una condizione di uguaglianza sterile. L’arte ha oggi altri modi per arrivare: più sottili, profondi, dolci, circolari.

Alice Pedroletti

Ha lavorato come fotografa collaborando con riviste di design e lifestyle, case discografiche, brand di moda, uffici stampa e agenzie di comunicazione per importanti settori del corporate internazionale. Ha insegnato allo IED di Milano reportage e ricerca editoriale e negli ultimi anni si è occupata di pubblicità.

Parallelamente si è sempre interessata all’arte contemporanea realizzando mostre e progetti sperimentali, partecipando a residenze per artisti o a progetti internazionali.

Dal 2012 è totalmente concentrata sul suo percorso artistico, basato sullo studio della relazione che lega l’uomo all’ambiente circostante, sullo spazio come estensione di un pensiero o come risultante tra vuoto e assenza, sul tempo e la sua percezione in relazione alla fruizione stessa dell’arte e sull’etimologia delle parole che caratterizzano i suoi lavori. Usa principalmente fotografia, video, scrittura, archiviazione, audio.

Giovanna Lacedra

Il corpo è realtà tangibile di noi stessi. E’ strumento di libera espressione o narrazione di quel  che siamo stati, di quel che siamo, di quel che subiamo, di quel che tratteniamo, di quel che potenzialmente sappiamo dare o negare. Il corpo dice.

Partendo da questa consapevolezza, la ricerca di Giovanna Lacedra si incentra su tematiche prettamente relative all’universo femminile, nello specifico ai nodi, ai traumi e ai disagi vissuti dalle donne, sovente tra vergogna e silenzio o sotto la cappa dell’omertà.

Le tematiche fino ad ora affrontate all’interno di progetti portati in scena sono: anoressia e bulimia, prevaricazione e violenza di genere, depressione, suicidio, abuso dell’infanzia.

Nina Alexopoulou

Nata in Grecia, Nina Alexopoulou, ha completato i suoi studi con un Master in Danza Teatrale: Il corpo in Performance al Trinity Laban. Proveniente da un background di danza, Nina ha una laurea in Dance Performance all’Università di Roehampton e ha studiato al Dipartimento di Studi Teatrali all’Università di Atene. Tuttora, il suo principale interesse risiede nella femminilità e l’identità femminile in relazione a nozioni quali l’abiezione, l’isteria e il cibo. L’artista è inoltre interessata ad esplicite ed intime performances, cultura popolare e di massa, cupcakes e caramelle. Il suo lavoro prende vita in live art performance, installazioni e video.

Sheila Fratini

Sin da piccola mi era chiaro come i colori e le immagini avessero avuto un reale impatto sulla mia immaginazione. La prova vivente sono sicuramente i centinaia di disegni collezionati dalla mia famiglia sin dal mio primo tentativo.

Nascere in Italia mi ha dato un immenso senso di frustrazione espressiva. Cosí come un vulcano, arricchendo la mia sensitività visiva, un’enorme quantità di bellezza senza tempo ha sommerso la mia immaginazione. Tutti i sensi attaccati, troppo da digerire, troppo da processare. Un diverso tipo di sindrome Stendhal, uno che mi ha ispirato a disegnare, dipingere; ad urlare visivamente senza svenire.

Ho continuato attraverso gli anni un eccitante percorso di riscoperta individuale e sperimentazione visiva costituita da disegni, dipinti, video, collage e immagini. Il viaggio prosegue…

CINZIO (fabrizio) Batuello

Culture jamming, traducibile in italiano con “interferenza culturale”, è una pratica contemporanea che mira alla contestazione dell’invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell’immaginario della mente umana.

La pratica del culture jamming consiste nella decostruzione dei testi e delle immagini dell’industria dei media attraverso la tecnica dello straniamento e del dètournement, cioè lo spostamento di immagini e oggetti dalla loro collocazione abituale per inserirli in un diverso contesto semantico, dove il loro significato risulti mutato, se non capovolto. Il risultato è in genere la trasmissione di un messaggio di critica radicale del sistema economico che avviene per mezzo dello stravolgimento del suo apparato ideologico-pubblicitario, nel tentativo di liberare l’individuo dal ruolo di ricevente passivo e indurlo a un consumo critico e consapevole del linguaggio dei media.

L’ utilizzo della maschera, la gestualità ironica usata nell’ azione di “interferenza culturale”, sono le  caratteristiche del mio lavoro.

Stefania Pedretti

?Alos Muse of chaos (queer-ancestral-pagan-doom-avant-metal)

Queer perchè non accetta nessuna identità di genere

Ancestral  perchè la sua musica rievoca tempi lontani e dimenticati, scuote e ricollega ad una parte profonda di se stess*

Pagan perchè è contro tutte le religioni

Doom perchè la sua musica è lenta, fisica e penetrante

Avant perchè il suo suono non è attuale

Metal perchè è dentro di lei

?Alos è questo e molto di più: musica, performance, danza, attivismo politico, critica sociale, storia, femminismo, anarchia

?Alos è il Caos quando prende forma

Giovanna Guerrisi

Il miglior modo per esplorare veramente la realtà che mi circonda é lavorare su quello che conosco meglio: me stessa. Attraverso l’uso della pittura e della fotografia, la mia ricerca si focalizza principalmente su due tematiche: l’identità travestita e i giochi da tavolo. Due filoni che nei miei lavori tendono spesso a mischiarsi e che mi hanno portata a studiare le dinamiche che intercorrono tra i vari sfidanti durante l’utilizzo dei giochi, nonché sull’importanza che questi hanno sullo sviluppo e la formazione di ogni individuo. La gioia

che provavo da fanciulla nel creare vestiti si è trasformata, negli anni, in un piacere sensuale nel travestirmi, prendendo consapevolezza che, attraverso la maschera, posso essere quello che non sono in realtà. Senza scalfire la me stessa reale, posso indirizzare le mie molteplici personalità rimanendo in un terreno ludico e spensierato.

Sara Lucas Agutoli

“La mia ricerca artistica cerca di analizzare le problematiche riguardanti la rappresentazione del sé, il genere e il racconto nell’intento di creare una sorta di dialogo dialettico che decostruisca gli stereotipi culturali. Gli autoritratti performativi che presento,  risultato di un lungo studio sulla “messa in scena,” sono inchieste personali sulla relazione esistente tra genere e natura sessuale; sono riflessioni sull’androginia, la pluralità e fluidità della rappresentazione individuale, ma anche meditazioni sul legame tra chi è al centro del palco, il fotografo, il luogo e il pubblico. Cerco di esplorare e superare i limiti tra le diverse componenti elaborative e ricettive dello scatto fotografico, così da sfocare i confini fra soggetto e oggetto, osservatore e attore tramite l’autoritratto, la performance e l’inclusione dello spettatore nella costruzione di significato della foto.”

Diane Busuttil

Laureata in Danza alla University of Western Sidney [Università di Sidney Ovest],  Busuttil ha ricevuto nel 2000 la DAAD borsa di studio per studiare all’International Women’s University [Università Internazionale delle Donne]  in Germania. Dal 2011 è Artist Mentor [tutor degli artisti] alla DAAD australiana. Nella sua carriera si è esibita e ha collaborato con svariati gruppi artistici come ballerina, acrobata, insegnante, coreografa, produttrice e direttrice. I suoi corti sono stati mostrati in più di venti festival cinematografici internazionali dedicati al Queer e alle Donne. “Fresh Fruit,” il suo più recente corto, è stato candidato al premio Taste Award di Los Angeles, Hollywood.

Ninas Drag Queen

Compagnia teatrale nata a Milano al Teatro Ringhiera. Produce spettacoli di rivista, drammaturgie originali e adattamenti di classici teatrali; conduce laboratori per allieve drag e faux queens.

Il nostro lavoro assomiglia a quello del clown: indossiamo costume, maschera di trucco, andiamo a toccare la comicità ma, come accade per la vera clownerie, non si tratta solo di questo: una Drag Queen, per come la intendiamo noi, deve poter far ridere, sì, ma anche emozionare, turbare, e commuovere. Siamo imitatrici prima che attrici, manipoliamo il già esistente, il playback e il citazionismo si trasformano così nel nostro mezzo espressivo, è un procedimento ironico, che nega sé stesso, che è sempre, anche, portatore di un punto di vista su quello che rappresenta, dando luogo a sovrapposizioni di senso.

Non rappresentiamo tanto il femminile, quanto la forma del femminile, l’immagine della donna prima che la donna.

Francesca Fini

Francesca Fini (Roma, 1970) è un’artista italiana la cui pratica coinvolge new media e performance art. Generalmente, i suoi live projects [progetti dal vivo] affrontano problematiche sociali e politiche e sono un mix di lo-fi technology [tecnologia di bassa qualità], strumenti interattivi fatti in casa, audio e video. Principalmente interessata alla video e live art, l’artista crea anche opera tangibili in cui ‘reperti’ di performance art vengono assemblati con stampe fine-art di fermo-immagini da video.

Eventi artistici a cui ha preso parte negli ultimi anni: WRO Biennale in Polonia nel 2011, ADD Festival al Museo Macro a Roma, finale del Laguna International Art Prize a Venezia, CINEMED Film Festival a Montpellier, Taormina Film Festival, Berlin Directors Lounge, IKONO TV Film Festival, FILE Electronic Language International Festival in Brasile, FONLAD Digital Art Festival e infine, Cologne Off and Magmart Video Art Festival (vincitrice nel 2010, 2012 e 2013). Nel 2012  è stata invitata alla prima edizione del “Venice International Performance Art Week,” curata da VestAndPage insieme ai lavori di, fra i tanti altri artisti, Valie Export, Jan Fabre, Yoko Ono, Boris Nieslony e Hermann Nitsch. Nel 2014 è stata selezionata per il concorso Margareth Guthamn Musical Instrument Competition, organizzato dal Georgia Institute of Technology. E’ stata inoltre invitata a Kolkata, in India, per “Ghost of Shakespeare” Performance Art Festival, ed é stata selezionata a partecipare all’International Watermill Center Summer Program, diretto da Robert Wilson a Watermill, New York.